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Rimorchiatori Riuniti S.p.A.
"I BARCASSANTI": storia della Rimorchiatori Riuniti di Genova
Una società fondata nel 1959 è la Armasarda, con sede a Cagliari, che gestisce una serie di nuovi rimorchiatori della classe “Capoferro” e “Casteldoria”, oltre al “Nuraghe”. Costruiti nei cantieri savonesi tra il 1959 e il 1962, hanno lo stesso simbolo sociale e gli stessi colori bianco e celeste delle barche della Rimorchiatori Riuniti, ma sono iscritte al compartimento di Cagliari, portano la riga del fregio di cinta bianca invece che celeste e imbarcano una percentuale fissa di personale isolano. Questa società verrà poi sciolta verso il 1986 e le barcacce confluiranno definitivamente nella casa madre genovese.

Al progresso della Società segue di pari passo il progresso tecnologico e intorno al 1967-68 vengono varate tre particolari unità che destano non poca meraviglia tra i marinai dei vapori, che le vedono operare in ogni direzione senza mutare la posizione dello scafo. Io stesso, allora imbarcato come mozzo sull'”Augustus”, seppure non troppo favorevole alle loro forme così diverse da quelle tradizionali, ne rimasi affascinato.Si trattava dell'”India”, il primo tra tutti, dell'”Istria” e del “Panama”, varati a Savona.

Di seguito a questi, che però non erano adatti a effettuare rimorchi d'alto mare, vengono varati i rimorchiatori d'altura “Ciclone” e “Turbine”, che si affiancano al poderoso “Vortice”, di 788 tonnellate, lungo oltre 50 metri, varato a Viareggio nel 1964, e anche al più piccolo, ma non meno importante, “Torregrande”, varato nel 1962.

Ma il segno del progresso e del successo della società dei Rimorchiatori Riuniti è dato, oltre che dall'adozione, tra il 1988 ed il 1991, dei nuovi tractors tugs e dall'acquisto di supply vessel da impiegare nell'assistenza delle piattaforme petrolifere, dallo stesso sviluppo societario che porta alla creazione di nuove società dipendenti. Di fatto, si può parlare oggi di un grande gruppo operativo del quale fanno parte diverse società. Queste sono la Finarge Armamento Genovese Srl, la Rimorchiatori Riuniti Porto di Genova Srl, la Rimorchiatori Salerno Srl, la Finarge Navegaçao do Brasil Ltda, la Euroceanica (UK) Ltd e la Tug Malta Ltd.

La Rimorchiaotri Riuniti si occupa dunque di rimorchi portuali e d'altura, di salvataggi, di servizi offshore, di anchor handling, di antinquinamento, di carenaggio e di ship management, tutta una serie di attività impensabili per la vecchia Società dei Rimorchiatori Genovesi, sorta più di cent'anni fa.

Certamente i vecchi barcassanti Bianchi, Bertorello, Bruzzone, Cichero, Dall'Orso, De Barbieri, Gavarone, Podestà, Roncallo e Vicini, senza scordare l'indimenticabile artefice dell'unificazione, il Cap. Angelo Pescetto, potrebbero essere ben orgogliosi degli sviluppi attuali del lavoro da loro iniziato molti anni fa, senza clamori, ma con tanto spirito d’iniziativa.

Prima di chiudere questo capitolo, vale la pena di spendere due parole su un altro fatto, forse non così importante, ma comunque di un certo interesse. Almeno dal 1910, come appare nella "Guida del Porto di Genova" di Cesare Festa, la Società dei Rimorchiatori Genovesi aveva sede al numero 5 di via Ponte Reale, non distante dalla sede occupata successivamente dalla Rimorchiatori Riuniti, al numero 2 della stessa via. In anni recenti la società ha cambiato nuovamente sede e si è stabilita al numero 1, in un palazzo che si affaccia su piazza Caricamento, quasi di fronte a Palazzo San Giorgio. Si tratta senza dubbio di una sede prestigiosa, non solo perché occupa tre piani del palazzo, ma anche perché, e ben pochi lo sanno, oltre che esser stata la sede dell'antico albergo Feder, fu, nella prima metà dell'800, la sede dell'Ammiragliato della Marina Sarda diretta dall'ammiraglio De Geneys, che gli appassionati di storia della marina italiana ben conoscono.



IL LAVORO E GLI UOMINI


Per chi osserva il porto con l'occhio impreparato del visitatore occasionale, l'attività dei rimorchiatori può addirittura apparire monotona nella sua regolarità: si prende il cavo di rimorchio, si traina la nave qua e là con qualche manovra, poi la si accosta alla banchina, dove altri uomini la ormeggiano definitivamente. "Chi resta a terra giudica, chi va per mare naviga!", così recita un vecchio proverbio marinaro che sottolinea la differenza tra il dire e il fare; e in effetti chi conosce il mestiere dei barcaccianti sa molto bene che il loro lavoro nasconde molte insidie.

Se il rimorchiatore si avvicina troppo sotto la prora della nave per prendere il cavo può essere investito dalla stessa, così come può succedere la stessa cosa a causa di una smacchinata incontrollata della nave. È ricordato ancor oggi con dolore dai barcaccianti genovesi l'investimento del rimorchiatore “Libano”, che affondò trascinando con sé il macchinista Martino. Altre volte, a causa della tensione eccessiva, il cavo di rimorchio può spezzarsi investendo il barcacciante o, peggio ancora, se il cavo resiste allo strappo il rimorchiatore sbanda, rovesciandosi e affondando con l'intero equipaggio.

Questo senza dire dei momenti in cui le condizioni atmosferiche rendono più precarie le condizioni di lavoro a causa del vento e del mare, e senza dire di quei momenti nei quali si scatenano sul porto e sul mare circostante delle furiose burrasche che mettono in pericolo uomini e cose. Ci si ricorda bene a Genova del ciclone che il 19 febbraio 1955 sconvolse il porto, distruggendo lunghi tratti della diga foranea, portando le onde a spazzare moli e calate con la loro violenza. Affondarono alcune navi, una delle quali si capovolse, e furono messe in pericolo molte vite, ma l'opera dei barcaccianti e dei loro gusci di ferro non fu solo encomiabile, ma addirittura eroica.

Anche il personale a terra merita la nostra riconoscenza, ma guardando le vecchie foto scattate allora ci si rende conto che gli uomini dei rimorchiatori furono tra i più esposti al pericolo. Ma questi sono rischi che ognuno s'aspetta qualche volta nella vita, mentre certi altri pericoli non dovrebbero proprio presentarsi. Sono quei pericoli che ti caricano sulle spalle dei personaggi senza scrupoli, solo per poter frodare le assicurazioni. È così che il barcacciante parte con una nave a rimorchio, accorgendosi, nel bel mezzo del mare, che questa sta affondando e, se non si corre ai ripari, può trascinare con se il rimorchiatore e il suo equipaggio.

Qualcosa di simile stava succedendo al “Torregrande”, ma la perizia dell'equipaggio evitò guai maggiori, anche se gli procurò non poche rogne nel porto di destinazione, a causa degli accertamenti del caso. Rischi a parte, quello dei barcaccianti è comunque un lavoro di tensione e di grande responsabilità, sia in porto che in alto mare. Specialmente in quest'ultimo caso il lavoro è un'avventura, sia che si debba rimorchiare un paio di liberty ships dall'America ai cantieri di demolizione, sia che si rimorchi, come è stato fatto, il gigantesco bacino galleggiante da Genova alla Turchia.

Non è un caso se alcuni capitani della Rimorchiatori Riuniti sono passati nella Corporazione dei Piloti Pratici del Porto di Genova. Entrambi sono lavori dove è richiesta una grande esperienza, oltre a una grande collaborazione tra le parti, e in effetti i barcaccianti e i piloti lavorano con grande intesa, e la loro buona fama è pienamente meritata.

Il gruppo Rimorchiatori Riuniti ingloba attualmente 6 società:

  • Finarge Armamento Genovese Srl
  • Rimorchiatori Riuniti Porto di Genova Srl
  • Rimorchiatori Salerno Srl
  • Finarge Navegaçao do Brasil Ltda
  • Euroceanica (UK) Ltd
  • Tug Malta Ltd
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A cura di: Pietro Berti