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Il Leudo
(pron. "leudu")
Sotto la denominazione di leudo si distinguono alcune barche di differenti dimensioni, adibite al traffico ed alla pesca, e che appaiono nelle documentazioni ufficiali col nome generico di bilancella. In proposito ci conviene ricordare che i leudi apparivano nei libretti di navigazione del 1850 - 1860 anche col nome generico di battello. È una barca assai diffusa nelle riviere, ma armata in modo consistente a Riva Trigoso e Sestri Levante, per cui è nota anche col nome di leudo rivano, rivano e rivanetto.

Il De Negri vuole il leudo originato da una barca catalana giunta in Liguria nel 1600, durante la dominazione spagnola nel Finale. Noi sappiamo in realtà che vi erano già in epoca bizantina, delle barche italiane che avevano in embrione le caratteristiche essenziali di entrambi i tipi, dalle quali si sarebbe sviluppato, tra gli altri, il modello ligure. Un'altra teoria, espressa da Giuseppe Pessagno ai primi del 900, e ripresa negli anni 60 dal De Negri, farebbe derivare il leudo dal liuto del 1400, un veliero a due alberi con vele latine e scafo a sperone, del quale tra l'altro parliamo in questo stesso lavoro. La teoria non ci convince affatto, perchè non ha senso eliminare l'albero di trinchetto e lo sperone da una barca a due alberi, quando vi erano già barche con un solo albero, aventi le stesse caratteristiche di scafo del liuto, e dalle quali sarebbe stato più logico far derivare il leudo. A parte questo ricordiamo d'aver già citato la presenza in epoca bizantina, di barche aventi già le caratteristiche ideali per l'evoluzione del leudo.

Vi sono quattro tipi fondamentali di leudi. Il vinacciere ed il formaggiaio, che sono più pieni ed alti di bordo, e di maggiori dimensioni; gli zavorrai o suraire, egualmente lunghi, ma di minor puntale, e di forme più svasate e succhiate; il toscanello, detto anche gozzone, di medie dimensioni, adibito alla pesca d'altura; infine il latino, lungo non più di 9 metri, adibito alla pesca costiera, ma adatto anche a viaggi più impegnativi.

Il leudo maggiore, salvo i casi eccezionali di 17 - 18 metri, è lungo 13 -15 metri, con un rapporto lunghezza - larghezza di 1:3,2, ed un puntale medio di metri 1,40 - 50. Ha le estremità a taglio, con dritto prodiero quasi rettilineo, inclinato in avanti di circa 10 gradi, sporgente oltre il bordo a formare la pernaccia, mentre il dritto di poppa è verticale, ma col lato esterno appena abbattuto in avanti per favorire l'inserimento del timone. È da considerare un grossolano errore il dritto poppiero fortemente inclinato in avanti, che va per la maggiore tra tanti modellisti, e purtroppo anche tra tanti studiosi, perchè si tratta di un errore derivato dall'osservazione superficiale di alcuni leudi motorizzati negli anni 40 - 50, leudi cui era stata aggiunta una tavola sul dritto poppiero originario, in modo da creare la gabbia, o vano dell'elica, senza intervenire sulle ordinate. Questo errore ha portato la gente ad eseguire una linea di battura del fasciame con andamento parallelo a quello del dritto. In realtà, e i documenti fotografici possono provarlo, la linea di battura sale in verticale fino al trincarino, per abbattersi poi verso poppa. Lo scomparso Bruno Veronese, il progettista genovese noto pure con lo pseudonimo di Capitan Black, ci confermò che l'abbattimento verso poppa dell'impavesata era importante, perchè consentiva di buttare in fuori l'acqua, quando il mare tendeva a montare a bordo di poppa. La coperta del leudo è fortemente arcuata in senso trasversale per consentire maggiore possibilità di carico, e nello stesso tempo per far defluire velocemente l'acqua montata in coperta. Ha due mastre di stiva, una camera poppiera, assente nei leudi minori, e un gavone prodiero, al quale si accede attraverso un piccolo portello posto in coperta. L'albero, lungo tre volte il baglio maggiore, è inclinato in avanti di circa 17 gradi, e issa un'antenna composta , che, senza pennaccino o spigone, è lunga quattro volte il baglio. È piantato a centro barca, tra le due mastre di stiva, ed è sostenuto da sartie volanti poste sopravento alla vela, che col cambio di mure passano sul lato opposto. L'antenna, murata con carro di lato alla pernaccia, sostiene una vela latina di circa 220 metri quadri, con angolo di penna abbastanza acuto. Il polaccone, o fiocco, viene aperto grazie ad un'asta lunga due volte il baglio, che sporge a prora, passando attraverso un foro nell'impavesata, a dritta della pernaccia: La sezione maestra ci mostra un fondo quasi piano e fianchi svasati in misura diversa, a seconda del modello. Ricordiamo in proposito che lo scalmotto presenta una maggiore inclinazione rispetto all'inclinazione normale del fianco. Nei leudi zavorrai, se appositamente costruiti, si ha una minore altezza di puntale ( 20 cm. o più ). Questo, mantenendo lo stesso rapporto di lunghezza - larghezza, fa sì che i fianchi risultino ancor più svasati. I toscanelli hanno le stesse caratteristiche dei leudi maggiori, ma sono più snelli, con minor bolzone, e con una lunghezza variante da 9 a 12 metri. I latini, noti anche come gozzi da manate e rivanetti, avevano un'attrezzatura semplificata, linee più succhiate, una mastra di stiva lunga ed unica, oltre al portello poppiero, dove siede il timoniere, ed il portello del gavone prodiero. A Camogli si costruirono, e si armarono dei leudi, soprattutto da pesca, che differivano dal rivano per l'albero meno inclinato.

LEUDI E LAVAGNA
Sicuramente sarà capitato che qualche leudo abbia trasportato ardesia, specie se il leudo è stato armato a Lavagna, ma non mi risulta sia particolarmente legato a questa attività. Trovo utile comunque ricordare Lavagna perchè vi furono costruiti molti leudi e ve ne furono anche armati diversi.



Da un dizionario non ancora pubblicato
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A cura di: Pietro Berti