Homepage Armatori Italiano English Française
Italian Maritime Academy (IMA) ed Italian Maritime Academy Technologies (IMAT)
Picciotto
Cultura Navale
Collegio Nazionale Capitani Lungo Corso e Macchina
Daniele Alletto
Maxi-web.it
Air Naval
navichepassione
Torre d'aMare
ATENA
Italia di Navigazione (1932 - 1946)
ITALIA FLOTTE RIUNITE - ITALIA SOCIETA’ ANONIMA DI NAVIGAZIONE
Le navi ferme negli Stati Uniti erano state, in un primo tempo, prese in custodia dalla Coast Guard in base all’Espionage Act del 1917. Il 28 agosto 1941, queste ultime furono requisite con apposita legge del 6 gennaio 1941 e riarmate nel dicembre dello stesso anno. Gli equipaggi sbarcati dalle varie unità requisite vennero provvisoriamente rinchiusi nelle stazioni di emigrazione di New York, Filadelfia e Portland o, dove non esistevano queste stazioni, in carceri locali. Il personale ritenuto colpevole di aver guastato l’apparato motore della nave o di azioni simili venne processato dalla Corte Federale , la quale emise un verdetto di colpevolezza per tutti gli imputati e inflisse pene da uno a tre anni da scontare in prigione, i marittimi internati nelle suddette prigioni furono 300.

Costruzioni di guerra per conto della Società Italia:

  • “Mario Rosselli” - C.R.D.A, costr. 1240, t.s.l. 6.830, impostata il 22/4/40 e varata il 16/4/41; consegnata nell’aprile 1942 fu affondata il 10/10/43 a Corfù da bombe di aerei; recuperata nel 1951 fu ribattezzata “Alpe”.
  • “Giuseppe Majorana” – Ansaldo, costr. 329, t.s.l. 6.200, impostata il 30/11/1940 e varata nel 1942; affondata a Genova nel 1945 e recuperata nel 1946 ribattezzata “Amerigo Vespucci”
  • “Niccolò Giani” – Ansaldo, costr. 328, t.s.l. 6.200, impostata il 12/5/40 e varata il 10/5/42; affondata a Genova il 2/9/44 e recuperata nel 1946 ribattezzata “Marco Polo”.
  • “Mario Visentin” – Ansaldo, costr. 330, t.s.l. 6.200, impostata l’8/8/42 e varata nel 1946; completata nel dopoguerra e ribattezzata “Sebastiano Caboto”.
  • “Ferruccio Bonapace” – Ansaldo, costr. 331, t.s.l.6.200, impostata l’8/8/42 e varata nel 1945; completata nel dopoguerra e ribattezzata “Ugolino Vivaldi”.
  • Ansaldo costr. 332, t.s.l. 6.200, impostata tra il 1942 e 1943 e varata il 30/1/47; completata nel dopoguerra e battezzata “Paolo Toscanelli”.
  • “Sabaudia” - C.R.D.A, t.s.l. 28.000, impostata il 6/6/39 e varata il10/3/40; consegnata nel settembre del 1941 fu affondata a Trieste il 6/7/44.
  • “Antonio Zotti” - C.R.D.A, costr. 1329 , t.s.l. 6.200, impostata il 20/7/42 e varata il 6/2/44; affondata a Monfalcone il 25/5/44 e recuperata 1945; rientrerà in servizio il 2/3/47.
All’invasione della Francia e Tunisia, diverse navi francesi passarono sotto bandiera italiana e furono affidate all’Italia:

  • “Altamura”, ex “Pascal Paoli”, anno 1931, t.s.l. 3.200; affondato a La Spezia 9/9/43, recuperato dai tedeschi nel 1945 e restituito alla Francia;
  • “Bari”, ex "Equatuer", anno 1913, t.s.l. 4.706; affondato a Napoli l'1/8/43;
  • “Bitonto”, ex "Pluviose", anno 1931, t.s.l. 9.561; affondato a Marsiglia nell’agosto 1944;
  • “Campobasso”, ex “Bonifacio”, anno 1918, t.s.l. 3.566; affondato a Capo Bon il 4/5/43;
  • “Caserta”, ex “Sidi Okba”, anno 1929, t.s.l. 2.824; affondato a Scopello il 17/4/43;
  • “Cassino”, ex “El Djezair”, anno 1934, t.s.l . 5.790; affondato a Balaruc il 25/6/44;
  • “Catania”, ex “S. Marin”, anno 1919, t.s.l. 6.176; affondato a Napoli l’8/9/43;
  • “Lucera”, ex “Maroc”, anno 1908, t.s.l. 2.456;
  • “Melfi”, ex “President dal Paz”, anno 1929, t.s.l. 4.929; affondato a Cassis nel 1944;
  • “Nicastro”, ex “Gouverneur” (ex “Giessen” tedesco), anno 1922, t.s.l. 4.397; autoaffondato a La Ciotat nell’agosto 1944 e recuperato nel dopoguerra;
  • “Nuoro”, ex “Saint Ambroise”, anno 1920, t.s.l. 3.075; affondato a Zembra il 31/3/43;
  • “Potenza”, ex “Auvergne”, anno 1921, t.s.l.2.114; affondato a Port Saint-Louis il 20/8/44;
  • “Todi”, ex “Rabelais”, anno 1921, t.s.l. 4.999; affondato a Palermo il 4/4/43;
  • “Venezia”, ex “Monrovia”, anno 1914 , t.s.l.4.206; affondato a Messina il14/7/43;
  • “Vercelli”, ex “Brestois”, anno 1919, t.s.l. 3.094; affondato a Capo Farina il 30/1/43.
Dopo l’ 8 settembre 1943 il rimorchiatore “Emma” fu affondato in località sconosciuta a causa di un attacco di sommergibile Il 9 settembre 1943 venne impartito da Roma a capitanerie, autorità portuali e armatori di fare tutti gli sforzi per sottrarre ai tedeschi tutti i mezzi che potessero essere usati contro gli alleati e di aderire alle eventuali richieste di requisizioni per necessità, anche se da parte dei comandi Alleati.

La motonave “Vulcania” partì da Trieste il mattino dell’8 settembre diretta a Pola per imbarcare gli allievi di complemento dell’Accademia Navale. Alla sera del 10 settembre il capitano di vascello Enrico Simola ,comandante dei corsi, non giudicò prudente affrontare la navigazione con equipaggio poco fidato e con centinaia di giovani inesperti. Il giorno dopo fece sbarcare tutti gli allievi (che finirono buona parte prigionieri in Germania) e incagliò la nave presso l’isola di Brioni ordinando che fosse sabotata, ma l’ordine non fu eseguito. Il 17 settembre la “Vulcania” venne disincagliata dai tedeschi che la fecero tornare a Venezia carica di soldati italiani sgomberati da Pola. A Venezia restò inoperosa e senza subire danni sino alla fine della guerra.

All’inizio della guerra i transatlantici “Rex”, “Giulio Cesare” e “Duilio” erano stati posti in disarmo a Trieste e il “Conte di Savoia” a Venezia, in quanto inutilizzabili ai fini bellici. Solo il “Duilio” e il “Giulio Cesare” vennero riarmati per un breve periodo come navi rimpatrio profughi; poi tornarono a Trieste dove furono raggiunti dal nuovissimo “Sabaudia” (ex “Stockholm”) poi affondato a S. Sabba (Trieste) da bombe di aerei (verrà ricuperata e successivamente demolita). L’8 settembre 1943 queste navi furono sabotate e quindi catturate dai tedeschi che le depredarono di tutto quanto poteva essere utile. Il “Duilio” affondò il 10 gennaio 1944 nel vallone di Muggia presso Trieste per un bombardamento aereo; alla “Giulio Cesare” toccò la medesima sorte il 10 settembre 1944; il “Rex” fu invece affondato a Capodistria dove l’ 8 settembre 1944 per attacco di bombardieri americani; il “Conte di Savoia” fu invece colpito l’11 settembre 1943 da aerei tedeschi a Venezia e alla liberazione venne ritrovato a galla semidistrutto.

Tutti questi relitti furono demoliti nel dopoguerra; il prestigioso “Rex” fu demolito dagli jugoslavi. I transatlantici “Roma” e “Augustus”, requisiti all’inizio della guerra per essere trasformati in navi portaerei, furono ribattezzati rispettivamente “Aquila” e “Falco” (poi “Sparviero”). I lavori erano andati avanti molto lentamente presso i cantieri Ansaldo di Genova e all’armistizio solo l’ “Aquila” era quasi pronta alla prove di macchina , mentre lo “Sparviero” era solo uno scafo rasato all’altezza del primo ponte. Entrambe le navi furono catturate dai tedeschi ma restarono inutilizzate. L’”Aquila” venne danneggiata da incursori subacquei e ritrovata alla fine della guerra sbandata presso il molo petroli del porto, mentre la “Sparviero” era stata affondata insieme ad altre navi per bloccare la bocca di levante del porto. Entrambe le navi vennero demolite nel dopoguerra; l’”Augustus”, venduta il 7 luglio 1947, fu smantellata sul posto a partire dal 12 agosto 1947 ; la ex “Roma” fu invece demolita alla fine degli anni ‘50 a La Spezia.

Alla fine della guerra la maggior parte delle navi era al servizio degli Alleati. La “Saturnia” aveva raggiunto l’Italia meridionale a disposizione degli Alleati, in maniera avventurosa, separandosi dalla gemella “Vulcania”. Le due motonavi erano arrivate a Venezia il 9 settembre 1943 da Trieste e dovevano imbarcare i 635 allievi della Accademia Navale e i 735 allievi dei corsi di complemento, più tutto il personale della scuola. Sulla “Saturnia” s’imbarcarono gli allievi dei corsi normali e la nave partì alle 12:30 del 10 novembre, dopo che il comandante era riuscito a convincere l’equipaggio a salpare, un po’ con la persuasione un po’ con l’intervento dei Carabinieri. Il giorno dopo stava per entrare a Brindisi, ma l’attracco fu sconsigliato dal sommergibile polacco “Sokol”, che lo avvisò di attacchi aerei sul posto. Allora proseguì per Taranto, ma a 15 miglia da Brindisi, o per imperizia dell’equipaggio o per sabotaggio, incagliò su un bassofondo . Gli allievi furono sbarcati a Brindisi con rimorchiatori mentre la nave fu disincagliata il 19 settembre 1943. Il “Livenza” affondò invece nei pressi di Candia il 23 febbraio 1944 per cause imprecisate e la “Lucia C”, incendiata, incagliò a Bari il 9 aprile 1944; verrà successivamente ricuperata e infine demolita.
Pagina 1 2 3 4
A cura di: Maurizio Gadda