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Il recupero del “MARIA ROSA“
Girovagando tra i borghi marinari della nostra riviera, mi fermo spesso sulle spiagge e nelle cantine a parlare coi vecchi marinai, per cogliere dai loro racconti qualche episodio gustoso od inedito, che mi consenta di dare un carattere più umano alle mie ricerche sulla marineria velica ligure. La città di Camogli è una delle mie mete preferite perché nonostante la marineria velica sia da tempo scomparsa, vi si respira ancora aria di mare e odor di cime catramate. Tra i quadri e le foto del Museo “ G:B: Ferrari “, o nella calata delporto, riesco ad incontrare ancora persone che rammentano parecchi episodi della vecchia marineria locale. Tra questi personaggi ho conosciuto Lorenzo Vacava detto “ Napoli”, noto marinaio e pescatore, nonché, se mi è consentito di dirlo, un vero archivio vivente, dal quale più di una volta abbiamo potuto raccogliere preziose testimonianze storiche. Non ho certamente alcuna difficoltà nel confessare che non stavo più nella pelle quel giorno, quando, parlando con lui dei leudi rivani, sui quali da anni compio delle ricerche, egli accennò al recupero di una di queste barche, avvenuto nel 1928, quando era imbarcato sulla nave recuperi “ Arpione “ della Sirima. Certo è che avendo sentito parlare delle più importanti imprese compiute da questa compagnia, non avrei mai pensato ad una simile eventualità. In ogni caso grazie a questo racconto, integrato dalle notizie raccolte anche a Santa margherita L. ed a Riva Trigoso, ho potuto ricostruire, spero fedelmente, l’episodio in questione, aggiungendo nello stesso tempo un tassello mancante nella storia del leudo rivano “ Fratelli Castagnola”. Il leudo zavorraio “ MARIA ROSA” dell’armatore Lagomarsino di Santa Margherita L., forse anche perché aveva troppa vela a riva, fu investito da una raffica di tramontana che lo rovesciò, facendolo così affondare, davanti a Zoagli, ad una profondità di circa 56 metri. La barca era scarica e non doveva aver subito danni, ma la profondità era troppa per poter pensare ad un recupero fatto coi propri mezzi. Fortuna volle che a quei tempi soggiornassero a Camogli le navi del recupero della Sirima, impegnate a loro tempo nel recupero del piroscafo “ Washington “ affondato davanti a Camogli. Il Lagomarsino mandò suo cognato Pietro Federico Rollero, detto Villan, a parlare con “Napoli”, affinché convincesse la direzione della Sirima a recuperare la barca. Il problema era serio, perché, se la barca non fosse stata recuperata,la famiglia si sarebbe trovata in serie difficoltà. Il signor Faggian, allora direttore della Sirima, accettò di intervenire, purchè gli fosse data indicata con precisione la posizione del leudo affondato. All’onor dei fatti le indicazioni date, furono così precise, che lo scafo fu individuato alla prima ispezione del palombaro Giovanni Leortora per cui i lavori presero subito una buona piega e dopo solo 10 ore lo scafo fu tirato a galla. Il primo tentativo di sollevamento fu fatto agganciando il cavo alla mastra della cala di prua, dove si pensava vi fosse un baglio robusto, ma il tavolato cedette riportando alcuni danni per fortuna non gravi. Fu calato allora un robusto palo, che, messo di traverso all’interno della stiva prodiera, consentì di sollevare lo scafo, che fu così portato a galla con la prora in alto, in modo da scaricare la maggior parte dell’acqua.



Quando lo scafo fu in grado di galleggiare, i proprietari montarono a bordo e, come furie, sgottarono l’acqua rimanente. Di questo recupero, fatto tra l’altro gratis, per puro spirito di solidarietà, esiste anche una testimonianza fotografica, certamente non delle migliori, ma unica nel suo genere. In seguito, questo leudo costruito nel 1913 a lavagna nel cantiere di “Loenzin“ Figallo col nome di San paolo, fu rivenduto a padron Tomaso Castagnola “ Pissarello “ di Riva Trigoso ed assunse il nome di “ Fratelli Castagnola “. Navigò come vinacciere fino al 1962, quando investito da una forte burrasca nel Canale di Piombino, corse il rischio di affondare. Portato in salvo dal cargo statunitense “ President Taylor “, completò il viaggio, ma tornato a casa fu alato definitivamente sulla marina di ponente, dove fu demolito nel 1979.



Pubblicato sul bollettino trimestrale del Santuario La Madonna del Boschetto - Camogli
1985 n.4
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Par: Pietro Berti