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Sulle rotte del guano
A partire grosso modo dalla metà dell’800 cominciò per i velieri liguri uno dei traffici più redditizi dell’epoca: il caricamento e il trasporto del guano, uno dei fertilizzanti naturali, assai richiesto nel vecchio mondo e soprattutto sul mercato inglese.

Il guano altro non è che l’accumulo delle feci di migliaia e migliaia di uccelli marini (Su lieta variegata, ecc.) su talune isole e scogli delle zone equatoriali. La maggiore produzione era data dalle “ Isole del Guano “ le Chincas, che si trovano di fronte alla costa peruviana, ma furono sfruttati ampiamente anche i depositi di Guaporè, Punta e Lobos de Tierra e de Afuera, Pabellon de Pica, e altri minori quali Arillo, Indipendencia e Ballestas. Per quanto riguarda altre zone del globo siamo in grado di citare solo il deposito di Ichaboe (Africa) sfruttato dagli inglesi, e un piccolo deposito – presto –esaurito – all’isola Browse in Australia, di cui parleremo più compiutamente in seguito.

Numerosi furono i velieri italiani che batterono le rotte del guano, rotte, specie agli inizi, molto redditizie, fornendo noli di 90 scellini alla tonnellata. Il groppallo a pag. 81 della seconda edizione de “ Il romanzo della vela “ cita la data del 28 dicembre 1877, quando alle Isole del guano si ritrovarono insieme per caricare ben 23 velieri nazionali così distribuiti:
  • A Pabellon de Pica: Maddalena S. – Caterina madre – Rinaldo – Sant’elena – Giambattista D’anna Pizzorno, Carlo Frugone, Principe Umberto, Giuseppe Murzi, Natale Gallino, Nuovo Nicolò e Adria.
  • A Huanillos: Rocco Schiaffino, Bertino, Carlo Costa, Corsica, Prescelto, Bartolomeo Cerutti.
  • Alle Chinchas: Raffaellina A, Erede, Grimaldo, Antonietta Ottone e Rosa Madre.
Tutti questi barchi, escluso l’ultimo, erano liguri. Anche i camogliesi frequentarono queste rotte, ma la presenza delle loro barche è scarsamente documentata. Lo stesso Gio Bono Ferrarinel suo “ Capitani di mare… “ cita solo quattro velieri dediti al traffico del guano, ma questo è dovuto probabilmente al fatto che molti degli elenchi, che sono basati sulla presenza delle barche in determinate località, non possono dare sempre un’idea più precisa della rotta completa. Altrettanto vero, e questa non è una motivazione da poco, è il fatto che nello stesso periodo erano ancora attivi i traffici granari del mar nero che impegnavano ancora buona parte della flotta camogliese.

Per contro, il fatto che uno dei pochi velieri citati, il Ricca Genova, fatto costruire da Filippo Bozzo per il trasporto dei passeggeri al Plata e al Pacifico, venne adibito nel secondo e terzo viaggio di ritorno a questa funzione, ci fa capire che questo traffico non era assolutamente disdegnato dai camogliesi. Sempre per quanto riguarda questo veliero aggiungiamo che, come dice il Ferrari, durante il terzo viaggio da Guanapè dovette spedire per Mauritius. Sorpreso da un fortunale e gravemente avariato, appoggiò a Rio de Janeiro ove fu abbandonato alla Mutua Camogliese, la quale lo aveva assicurato per 200.000 lire. In seguito la mutua vendette il bellissimo veliero a un capitano inglese per la somma di 92.500 lire, beninteso nello stato in cui si trovava. Il Ferrari cita pure l’Insubria  dell’armatore Antonio Ansaldo, che dal 1860 al 1864, anno in cui traversò su una spiaggia del Pacifico, frequentò la rotta del guano al comando del Cap. Antonio Bozzo,oltre al Caterina Madre, comandato da un Olivari e presente a Guanapè, ed anche il Luigi Olivari, comandato da un altro Olivari, presente a Lobos.

Nel volume “ Camogli….” Il ferrari ci narra altri fatti interessanti riguardanti il veliero Insubria già citato. Egli ci spiega come morì il Cap. Stefano Bozzo partito da Genova per il Callao con merci diverse. Colto il bastimento da un fortunale a Capo Horn, il capitano stesso viene colpito allo stomaco da un trave vagante in coperta. Ferito seriamente pare migliorare, quindi sbarca al Callao e passa alle isole per caricare il guano per l’Inghilterra. Ripartito dalle isole muore in conseguenza dell’incidente patito e il suo corpo viene seppellito in mare in data 21 marzo 1867. Morto in seguito anche lo scrivano, a causa di una malattia tropicale, il comando viene preso dal giovane Fortunato Bozzo, fratello del comandante.L’assunzione del comando da parte di Fortunato non è gradita all’equipaggio, ma lo stesso, con l’appoggio del nostromo riesce a sostenere la situazione e porta la barca in Inghilterra doppiando con perizia il pericoloso Capo Horn. Aggiungiamo alla breve lista dei velieri camogliesi del guano la nave Fortunato D, comandata dal cap. Emanuele Oneto fu Agostino, persa nel 1899 all’isola di lobos, e più precisamente nei paraggi di Rincon de Los Perez, a causa di un temporale. Col comandante perì tutto l’equipaggio tra cui i camogliesi Ulisse Bozzo fu Filippo, Fortunato Campodonico fu Gio Batta, Gio batta Marini fu G:B., Giovanni Vacava fu Andrea e Luigi Vesina (oppure Vexina) di Giovanni. Non meno importante appare la citazione del brigantino a palo La Bontà comandata da Domenico Gavino Nicolò. Partito dall’Inghilterra per capo Horn e il Callao, scarica regolarmente le sue merci e passa alle isole per il carico del guano. Purtroppo (siamo ora nel 1870) il capitano muore durante il viaggio di ritorno di fronte alle coste brasiliane e viene sepolto in mare. Chi scrive è in possesso di una polizza di assicurazione per merci dirette a Valparaiso, spedite da Gio Batta Macchiavello di Rapallo (caratista tra l’altro su alcuni velieri del camogliese Fortunato ferrari “ Scarpetta “) recante la data del 12 aprile 1869, e di una nota spese, sempre del Macchiavello, riguardante un carico di sei fusti d’olio commestibile spediti sempre a Valparaiso, recante le date del 25 febbraio 1869 e del 1° marzo 1869, quest’ultima come data di quietanza del documento. E’ evidente che si tratta di documenti riguardanti lo stesso viaggio, anche se non interessano direttamente il carico del guano. Dall’elenco dei velieri citato sopra dal gropallo ricaviamo i nomi del barco Rocco Schiaffino che nel registro del 1879 appare sotto gli armi di Rocco Schiaffino e al comando di Elia Lavarello, del brigantino Grimaldo, armato da Antonio Ansaldo (registro 1879) e comandato da Giuseppe Bruno, oltre all’Erede, dei fratelli repetto e all’Antonietta Ottone. Il Gropallo, in altra parte del suo scritto, cita pure il Beppino Ansaldo (Beppino A nel registro) dell’armatore Antonio Ansaldo che, come racconta l’allievo Giuseppe Beraldo dovette restare ben nove mesi alle chinchas per la caricazione. Un altro barco, rintracciato su un numero della “ Rivista marittima “ è la nave Fedeltà (ex francese Ange Marie) degli armatori fasce e gardella che il ferrari attribuisce agli armamenti camogliesi. Di quest’ultimo parleremo in altro capitolo in relazione al caricamento del guano all’isola browse. Un’altra curiosa testimonianza sulla presenza camogliese alle “ Isole del Guano “ è data da un ricordo conservato al Civico Museo Marinaro Gio Bono Ferrari di camogli. Si tratta di alcune bottiglie, preparate dai coolies cinesi delle isole, dentro le quali, strati successivi di guano variamente colorati, formano dei disegni geometrici.

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By: Pietro Berti